venerdì 3 febbraio 2012

Li romani in Russia

 
Elia Marcelli, Niccolò Storai, Li romani in Russia. Racconto di una guerra a millanta mila miglia, con prefazione di Simone Cristicchi e a cura di Marcello Teodonio, Rizzoli Lizard, Milano, 2010.


Dopo le figure retoriche di UWS, passiamo a qualcosa di più impegnativo: nientedimeno che un poema a fumetti
Un'opera del genere non è facile da realizzare: i discorsi diretti, quelli contenuti nelle nuvolette, sono ben poco adatti a fini poetici. Infatti, nel caso di Li romani in Russia, sarebbe più corretto parlare di poema illustrato, in forma di vignette e didascalie.

Si tratta per l'esattezza di un poema epico in ottave romanesche, pubblicato per la prima volta da Elia Marcelli nel 1988: una via di mezzo fra la grande epica di Orlando e i sonetti del Belli. Il tema è infatti la guerra, la campagna di Russia nella seconda guerra mondiale; ma il punto di vista, come nel caso delle più famose composizioni in romanesco, è quello della povera gente, dei soldati appiedati mandati a combattere. E' la storia del sottotenente Marcelli, che da quella campagna è tornato invalido e pacifista, dei commilitoni perduti, della popolazione sovietica e anche dei muli che accompagnavano le divisioni. La cronaca di una disfatta annunciata, come la compagnia già sospettava prima ancora della partenza da Roma: in Italia i soldi per fare la guerra erano finiti.


Per quanto possa apparire insolito, i disegni di Storai accompagnano in realtà molto bene le parole di Marcelli: il pathos risulta amplificato dalle illustrazioni, poco particolareggiate ma ricche di atmosfera. I colori sono utilizzati per la loro capacità evocativa, e se prima della partenza tutto è ancora ben definito, con contorni netti e colori distinti, presto l'immagine si confonde nel bianco-grigio della neve o nel rosso della battaglia. Gli occhi dei personaggi si distinguono raramente: sono degli spiragli scuri che nascondono l'esperienza, impossibile da ricostruire interamente.

L'unica cosa che mi ha lasciato perplessa è la suddivisione, forzata e posticcia, in capitoli: si tratta di sezioni di poche pagine (a volte anche una sola) di cui non ho capito l'utilità. Forse le pagine dei titoli servono ad ospitare le illustrazioni più grandi, che altrimenti non si riusciva a inserire? Se la spiegazione è questa, lo stratagemma è fallito: vengono separate strofe legate da grande continuità, per cui il risultato è che si corre a leggere il seguito senza prestare attenzione ad altro. Inoltre, non avendo assistito all'omonimo spettacolo di Cristicchi, ho avuto l'impressione che la presenza del cantautore fosse eccessiva: nel volume ci sono varie illustrazioni (nettamente le meno riuscite dell'opera) che lo ritraggono, senza reali collegamenti con la trama. Sembra quasi un'invadenza gratuita, volta a sfruttare la popolarità del personaggio - così come il suo nome a grandi lettere sulla copertina.

In realtà, dopo aver ascoltato da Youtube parte dello spettacolo, mi sono parzialmente ricreduta, e mi sento di concedergli le comparsate nel volume - in ogni caso, le illustrazioni potevano essere curate di più: Cristicchi con cravatta e cappottino che ascolta Radio Balilla è veramente poco credibile.

Quindi, anche se sono sicura che ciascuno di voi ha la propria voce interiore romanesca con cui leggere Li romani, consiglio di ascoltare il ricciolino, e di seguirlo passo passo sulle illustrazioni dal capitolo della "Battaja" (la Lizard non ama i numeri di pagina):



(Cliccate sulle immagini per ingrandirle!)



2 commenti:

  1. Lo sai che hai un blog molto interessante :) disegni anche tu?

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    1. Oh grazie Giulia! Qualcosa disegnicchio (lo puoi vedere nel post sugli allegri ragazzi morti), ma non a livello professionale, nè con un minimo di regolarità!

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