domenica 27 gennaio 2013

Storie di una storia: il fumetto Disney in mostra


Storie di una storia, presso Wow Spazio Fumetto, fino al 3 febbraio 2013.


«Topolino» ha un innegabile pregio: è l'unico fumetto che riesca a riunire appassionati del genere e lettori di tutt'altro. La mostra organizzata per gli ottant'anni del piccolo roditore non poteva quindi che rivolgersi a entrambe le tipologie di pubblico: riuscendo, sorprendentemente, a soddisfare tutti. Non a caso l'esposizione, che doveva terminare il 20 gennaio, è stata prolungata fino al 3 febbraio. 
Quando sono andata a visitarla io, nel sabato più innevato dell'inverno milanese, all'interno del Wow Spazio Fumetto c'era addirittura una piccola folla: bambini con i genitori, lettori attuali e d'altri tempi, giornalisti in discreta quantità. Non mancavano gli esperti, impegnati a illustrare ai compagni di avventura le complicate vicende editoriali del giornale, e pronti a commuoversi davanti alle vignette di Carl Barks (forse quella ero io, non ricordo).


La mostra riesce infatti a presentare, nei ristretti spazi del primo piano del Wow, tutti i momenti più importanti del fumetto Disney in Italia. Si parte dalla prima edizione a marchio Nerbini, pubblicata al di fuori dei diritti d'autore (edizione pirata quindi, eppure ripresa nel primo numero di gennaio 2013 del settimanale, come viene ben evidenziato da Matteo Stefanelli su Fumettologicamente), si passa per Mondadori e si arriva alla costituzione della Walt Disney Italia, attraverso i disegni di Floyd Gottfredson e di Giorgio Cavazzano. Interessantissimi gli spazi dedicati al lavoro redazionale, e alla costituzione di una scuola di autori italiani, il cui tratto distintivo viene più volte messo in evidenza. Ma la mostra risulta interessante anche per i meno attenti agli aspetti storici, come i piccoli lettori, grazie alla ricchezza di elementi interattivi: una scaletta su cui arrampicarsi per rimirare da vicino e con l'intimità necessaria alcune delle prime copertine del Topo, vignette sul pavimento ed elementi sospesi, una stanzetta ricoperta di specchi per immaginare i mille modi in cui il settimanale si evolverà.


Niente di troppo approfondito, ovviamente: oltre alla sintesi richiesta dagli spazi limitati, lunghi papiri a mo' di mostra d'arte avrebbero appensantito l'esposizione per tutti. D'altra parte i reperti originali, con l'aiuto di qualche concisa didascalia, parlano da soli. Non mancano alcuni piccoli stratagemmi per riafferrare i più distratti, come l'ingrandimento di una lettera scritta da Gina Lollobrigida bambina a Topolino, e l'iPad con cui farsi scattare una foto ricordo a tema.



Ecco, l'unica pecca di questa mostra autocelebrativa è forse l'organizzazione. Non di Storie di una storia, bensì dello spazio in cui la mostra è stata allestita: il Wow, in attività ormai da due anni, non è ancora riuscito a darsi una strutturazione efficace. Ad esempio, il pagamento dell'ingresso alle mostre, che dovrebbe essere obbligatorio, è in realtà del tutto affidato alla buona volontà e onestà dei visitatori: il biglietto si dovrebbe comprare alle casse, all'entrata principale; ma l'accesso alle sale del piano terra è gratuito, quindi si può passare senza tirare fuori il portafoglio e senza identificarsi. Peccato che all'ingresso della mostra (in questa come in altri casi) non ci sia nessun controllo. D'altra parte, ricorderete che avevo evidenziato lo stesso problema più o meno un anno fa, in occasione dell'incontro con Marjane Satrapi.
Altra difficoltà risiede sempre nell'entrata principale: quando è chiusa, ad esempio ogni giorno prima delle tre del pomeriggio, non è possibile capire che si tratti dell'ingresso del Wow Spazio Fumetto. Non c'è un'insegna (quella esterna è generica, identifica l'intero edificio), non c'è una taghetta con gli orari. Per fortuna da qualche mese ha aperto il Gotham Café, dall'aspetto fumettistico, il cui gestore si presta a spiegazioni - e a indicare l'ingresso secondario, da cui è possibile entrare senza passare dalla cassa.


Un vero peccato: il Wow era nato con le migliori intenzioni, con l'ambizioso ed entusiastico progetto di diventare il Museo del fumetto di Milano: oggi, fatti pochi passi, sembra essersi arreso a essere solo uno spazio. Eppure, nonostante la scarsa organizzazione e la comunicazione quanto meno lacunosa, qui vengono spesso organizzati eventi e mostre rilevanti, sostenuti da massicce campagne di pubblicità tradizionale: senza dubbio il Wow gode del sostegno delle istituzioni e delle maggiori case editrici. Spero che non sia da rintracciarsi proprio nell'appoggio incondizionato lo spreco delle numerose potenzialità dello Spazio Fumetto, e che i gestori colgano i suggerimenti e si impegnino nel miglioramento.




2 commenti:

  1. ah ah vedo che non sono il solo che nota la mancanza di insegne, orari, ecc. sulle porte chiuse! :-)

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    1. Già Viaggiatore! poi qui l'assenza era proprio macroscopica, tanto che per qualche attimo ho pensato che avessero spostato l'ingresso...

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