martedì 2 luglio 2013

Long Wei. Un fumetto a Milano


Diego Cajelli e Luca Genovese, Long wei, n. 1: Il drago, Editoriale Aurea, giugno 2013.


Non sono una grande lettrice di fumetti da edicola. Leggo Rat-man se me ne ricordo, Topolino di tanto in tanto, Dylan Dog e Nathan Never solo se preventivamente selezionati da altri e adeguatamente stagionati.
Ma Long Wei addirittura lo aspettavo. E anche da un bel po': ne avevo letto la prima volta credo a novembre 2012, sul «Corriere Milano», e mi ero messa un promemoria sul cellulare per il mese di marzo. Poi Long Wei ha ritardato e il primo numero è uscito a inizio giugno - il secondo numero ha già un ritardo annunciato, arriverà in edicola a metà luglio.


Perchè tanta curiosità? Semplicemente perchè Long Wei è ambientato proprio dove vivo io: nella Chinatown milanese, che da via Paolo Sarpi si allarga in una raggiera di negozi all'ingrosso di vestiti e pelletteria, nelle vie strette occupate da camioncini e cinesi in bicicletta con carichi inenarrabili - un metro di scatoloni in precario equilibrio su portapacchi di compensato. Diego Cajelli, ideatore della serie e sceneggiatore del primo episodio, è anche lui frequentatore del quartiere, in cui vive scoperte gastronomiche che a volte racconta sul suo blog





Sulla trama della serie non so dirvi molto. D'altronde siamo al primo numero, tutto potrebbe succedere: per ora Long Wei, giovane attore fallito ma espertissimo nelle arti marziali, è arrivato a Milano per risollevare le sorti del ristorante di zio Tony. Ha già avuto occasione di salvare la cugina Maria dalle grinfie di una piccola organizzazione criminale cinese, e di farsi benvolere dagli abitanti del quartiere, che sembrano pronti a chiedergli aiuto ogni volta che ce ne sarà bisogno. Suppongo almeno una volta a episodio.
I disegni, di Luca Genovese, sono ben fatti e dinamici.



Però. Sono stampati su una cartaccia gialla, terribilmente porosa e da cui l'inchiostro addirittura sporca le dita - e quindi le altre pagine. Alcune tavole sono scoloritine, non so se per difetto di copia o di tiratura.
Anche la copertina in realtà mi ha lasciata perplessa. Non per la qualità del cartoncino, ma per la grafica: il disegno di Lorenzo Ceccotti, a cui sono state affidate tutte le copertine della serie, per l'edicola non mi convince. L'illustrazione scelta in questo primo numero dà tanto l'aria da opera amatoriale: fra i lettori di bonellidi e manga non penso siano molti quelli in grado di riconoscere il tratto e stimarlo. E la grafica non aiuta: le lanterne rosse sono messe lì apposta per mimetizzare la scritta rossa "Long Wei"?

Ovviamente, un fumetto da edicola si compra per la storia, non per la qualità dell'oggetto fisico. Tante arti marziali e lunghi combattimenti, in questo caso. Si fa apprezzare un particolare come la ciclicità dell'episodio: nelle prime pagine Long Wei recita in una grande produzione cinese come "guardia che muore numero 2" , nelle ultime sconfigge i delinquenti di Chinatown utilizzando le mosse usate in precedenza contro di lui. Uno stratagemma antico ma sempre gradevole.
Purtroppo, come da premessa, mi aspettavo anche altro: una storia vicina, reale, condivisibile. In realtà, in questo primo numero di Long Wei, Milano non c'è: non basta che un personaggio dica "Devi prendere l'aereo a Malpensa", non è sufficiente che si veda il grattacielo UniCredit in un paio di vignette. L'episodio potrebbe benissimo svolgersi a Hong Kong o a Pechino, senza ripercussioni sulla trama: Milano è una pura scenografia, e neanche troppo accurata. Certo, non ho perduto le speranze e qualcosa nei prossimi numeri potrebbe cambiare. Ma giocarsi la prima uscita senza la caratterizzazione che tutti si aspettavano - perchè su questo è stata basata la copiosa comunicazione pre-lancio - è un peccato, nonchè una mossa rischiosa.



C'è anche da dire che la lunga attesa per il secondo numero non fa ben sperare. Io comunque lo aspetterò, perchè che il progetto della serie sia interessante è evidente; i miei dubbi sono sulla realizzazione, soprattutto tecnica. Che potrebbe migliorare facilmente, o potrebbe naufragare in errori banali.



Cose che spero di trovare nei prossimi numeri: le biciclette dei cinesi, le biciclette dei milanesi, i negozietti con le pareti e gli scaffali tutti uguali. Le case di ringhiera. I vigili che pattugliano via Paolo Sarpi. I venditori di giornali in cinese e i ritrovi degli hipster milanesi. Lo spaccio dei cinesi per i cinesi.
Il bubble tea e il succo di aloe vera.

Nessun commento:

Posta un commento